Teoria e genealogia del clown

Concluso

Il circo ha stabilito due distinte tipologie di clown: quello Bianco, nobile e poetico, e quello Rosso, goffo e infantile. Fuori dal circo, nel cinema e nel teatro, è possibile individuarne un terzo tipo: quello Nero, malizioso e diabolico come Mefistofele o il Joker. Con i suoi tre colori, il clown rivela la propria natura di figura paradossale che riunisce caratteristiche e comportamenti contrastanti. Il progetto di ricerca indaga la storia culturale del clown e il suo ruolo sia nelle arti sceniche sia nella società, e fornisce una teoria del clownesco.

L'immagine comune del clown è quella dell'uomo di circo col naso rosso e tondo. Questo stesso naso, definito a volte "la più piccola maschera del mondo", rimanda da un lato alla figura dell'alcolista o di qualcuno che cade sul proprio naso, mentre dall'altro identifica chi lo indossa come personaggio prototipico nelle arti. Questa è tuttavia soltanto una delle varie forme di manifestazione del clown. La storia di questa figura inizia molto prima dell'avvento del circo nel XVIII secolo, ed è espressione di un complesso intreccio di discorsi sociali, politici, teatrali, di gender e di uso del corpo. Nell'Inghilterra del XVI secolo si distingueva tra natural fools, cioè persone portatrici di un handicap fisico e psichico, e artificial fools, ovvero attori che ne imitavano il comportamento. Il significato della parola "clown" era quasi identico a quello di termini quali "fool" (matto) e "jester" (buffone). Nelle rappresentazioni dei drammi di Shakespeare, l'attore Robert Armin interpretava i più diversi ruoli di folle e di buffone, e si autodefiniva clown. In termini di distinzione dei ruoli possiamo dunque intendere quello di "clown" come un concetto generico che raggruppa un ampio spettro di figure comiche. Le tipologie di azione del clown possono essere descritte e analizzate partendo dalle categorie del riso, della tecnica corporea e del gioco di parola. Il clown si presenta come figura paradossale, come incarnazione dell'unità degli opposti: è l'istigatore della risata (per esempio come giullare di corte) o la sua vittima (per esempio nella parte dell'Augusto); inciampa nei suoi stessi piedi, ma allo stesso tempo si dimostra un virtuoso dell'acrobazia; balbetta, dice cose senza senso o non parla del tutto, ma poi si dimostra brillante nel giocare con le parole. Pur essendo adulto, si comporta come un bambino, ricordandoci che anche noi siamo stati bambini e abbiamo dovuto imparare a camminare e a parlare. Mostra come si possa fallire nei propri piani, ma anche quanto lontano ci si possa spingere attraverso l'esercizio.

Di fronte a tale contesto il progetto di ricerca si prefigge di:
• investigare la storia culturale della figura del clown
• analizzare differenti stili di clowneria e le diverse funzioni del riso
• discutere nuove forme e funzioni della figura del clown nelle arti e nella società contemporanea
• definire il clown come una figura paradigmatica nel quadro degli studi teatrali e culturali.

Direzione progetto: Prof.Dr.Richard Weihe
Sostenitori: FNS, Fondi ricerca ATD

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